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Il deficit ambientale dell’Italia riguarda in particolare: il dissesto idrogeologico, la gestione dei rifiuti, la tutela delle acque, l'inquinamento per congestione da traffico nelle città, la tutela del patrimonio naturale, l'inquinamento di aree e siti industriali. In questi settori si sono accumulati nei decenni passati problemi e ritardi che possono essere superati solo mettendo in campo una forte determinazione dei vari soggetti coinvolti: Stato, Regioni ed Enti locali, soggetti pubblici e privati.

Le politiche ambientali innovative hanno cominciato ad avere un peso significativo solo dal '98. E' ora possibile coniugare positivamente la sostenibilità ambientale con lo sviluppo sociale ed economico solo se si moltiplica l'efficienza nell'utilizzo delle risorse, dell'energia, dei materiali e del territorio. Per moltiplicare l'efficienza occorre potenziare la ricerca, la capacità di creare e utilizzare innovazione. Incentivare progetti pilota, tecnologie innovative di processo e di prodotto, diffondere le esperienze positive in atto: tutto ciò è essenziale ad una moderna ed efficace politica ambientale.

Ed è in questa direzione che PROTECO sviluppa la propria politica di investimento: nella ricerca e nell’utilizzazione di tecniche innovative all’avanguardia.

Non è purtroppo infrequente il caso di discariche che o per la mancanza totale dei necessari presidi di isolamento e recupero dei percolati, o per il deterioramento o l’inadeguatezza degli stessi, rilasciano nel sottosuolo quantità rilevanti di sostanze inquinanti che in forma di percolati possono raggiungere e quindi contaminare le falde acquifere.

Lo stesso problema può derivare dalla presenza di depositi o impianti in cui siano stoccate o in uso sostanze tossiche. Anche in questo caso la mancanza di adeguati presidi contro il rischio di contaminazione della falda, rende possibile il verificarsi di questi pericolosi eventi.

In entrambe i casi è necessario identificare la massa inquinante (o potenzialmente tale) sulla quale poter intervenire per essere opportunamente isolata dal sottosuolo e, se necessario, opportunamente drenata.

Metodo Elettromagnetico

Tra i metodi attivi per la ricognizione del sottosuolo hanno avuto, nell’ultima decade, una notevole diffusione i sistemi basati su onde elettromagnetiche più comunemente noti come georadar o G.P.R., recentemente le ultime evoluzioni tecniche hanno consentito l’applicazione di tali metodologie alla ricerca di inquinanti nel sottosuolo, incrociando i dati rilevati con altre metodologie indirette come la geoelettrica, ottenendo risultati inusitati dal punto di vista qualitativo.

Il georadar infatti consente una ricostruzione delle superfici geometriche presenti nel sottosuolo indagato mentre i sondaggi elettrici restituiscono una mappa delle variazioni di resistività connesse con le diverse caratteristiche elettriche dei materiali attraversati, è ovvio che la sinergia dei due metodi restituisce con notevole affidabilità una mappa del sottosuolo per profondità comprese tra  0.00 e 30.00 metri (con antenne G.P.R. a bassa frequenza).

Prospezione Geoelettrica

La prospezione geoelettrica consiste nella determinazione sperimentale del parametro della resistività apparente, attraverso misure congiunte di intensità di corrente elettrica, inviata nel sottosuolo mediante una coppia di elettrodi infissi nel terreno, e di tensione ai capi di una seconda coppia di elettrodi, anch'essi in contatto diretto col suolo. Recentemente è stata sviluppata una tecnica di sondaggio, la tomografia geoelettrica dipolare, per l'investigazione di aree a geologia complessa. Questa consiste nella realizzazione di un'immagine 2D di estremo dettaglio del comportamento areale della resistività elettrica, lungo il piano della sezione verticale passante per il profilo scelto in campagna. La notevole risoluzione ottenuta mediante tale tecnica permette di discriminare molto più efficacemente i contrasti di resistività esistenti nel sottosuolo, fornendo così  informazioni più attendibili sulle condizioni fisiche delle rocce, sulla presenza di superfici di discontinuità strutturali (faglie, superfici di scorrimento etc.), sulla presenza ed andamento nel sottosuolo delle falde acquifere e sull'individuazione ed evoluzione spazio-temporale dei fenomeni di inquinamento delle falde e dei suoli.

È stato dimostrato che la presenza di soluzioni mineralizzate circolanti altera in misura notevole la resistività apparente dei terreni e dei litotipi perché queste soluzioni risultano generalmente più conduttive (se si tratta di percolati oleosi) o più resistive (nel caso di derivati di idrocarburi) rispetto all’acqua dolce.

I metodi di tipo elettrico ed elettromagnetico risultano, inoltre, tra i più adatti a fornire un valido contributo nell'individuazione e nella definizione di volumi contaminati nei suoli e nelle falde, in quanto le caratteristiche elettriche ed elettromagnetiche del sottosuolo sono fortemente influenzate dalla presenza di sostanze inquinanti, sia di natura inorganica che organica. Un controllo sinergico con metodologia georadar e tomografia elettrica risulta pertanto l’ideale soluzione per il rinvenimento di percolati oleosi, idrocarburi e sostanze inquinanti in generale (compresi fertilizzanti ed antiparassitari).

I dati acquisiti con l'utilizzo dei due metodi consentono di intervenire, con prelievi mirati, campionature sui volumi indagati risultati inquinati e specifiche analisi di laboratorio, per poter determinare con precisione la natura del prodotto inquinante.

Non bisogna comunque dimenticare che il monitoraggio dei siti risulta essere una delle armi più adatte alla mappatura ed alla verifica nel tempo delle dimensioni del problema e quindi dell'entità del rischio.  

MONITORAGGI AMBIENTALI

Il monitoraggio delle acque di falda si esegue mediante la realizzazione di piezometri , ad una data profondità, per il controllo chimico e piezometrico della falda sotterranea unitamente a pozzi di spurgo di grosso diametro (800mm),  ad una profondità tale da costituire, realizzati come sistema idraulico, barriera, da attivarsi solo in caso di eventuale contaminazione delle acque sotterranee . I pozzi devono essere periodicamente attivati al fine di verificarne la funzionalità.

La realizzazione di queste opere unitamente alle prove di pompaggio effettuate permette, inoltre, la verifica completa di tutti i parametri idrogeologici locali dell'acquifero e di scegliere la portata ottimale a cui operare in caso di attivazione della barriera idraulica.

I prelievi e le analisi chimiche sulle acque di falda si effettuano con frequenze settimanali ( ph , SO4 ), quindicinnali ( analisi completa lgs 236/ 88 ), durante l'intero ciclo di lavoro, con alcune campagne prima dell'inizio dei lavori.

 

 

 

 

 

 

 

 

Mappe bidimensionali della resistività per individuare sostanze inquinanti.          La porzione in blu evidenzia una zona a bassa resistività determinata dalla presenza di percolati oleosi.

 

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