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Tecnologie non Distruttive per la Sicurezza dei Beni Archeologici |
Archeo |
Mappatura Aree Archeologiche e Diagnostica sui Manufatti |
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L'esecuzione di indagini non distruttive si pone come elemento base da seguire negli interventi in campo archeologico allo scopo principale di raggiungere gli obiettivi migliori senza incidere sull'oggetto indagato, limitando gli elevati costi di scavo e l’altissima probabilità di danneggiare i reperti.
Indagine Georadar Il metodo preliminare più adatto è quello radar, consentendo l’individuazione delle zone di rinvenimento dei reperti di interesse.
I vantaggi fondamentali risiedono in: - velocità di esecuzione - carattere non distruttivo del tipo di indagine.
> le strutture sepolte sono in genere non metalliche, e quindi difficilmente individuabili con tecniche magnetiche tradizionali;
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le aree caratterizzate da reperti affioranti sono in genere
note e studiate, ma l’identificazione di aree sconosciute, ovvero la
valutazione di zone non studiate dal punto di vista archeologico,
può risultare problematica.
L’applicazione della metodologia di mappatura con il sistema radar è quindi strumento efficace di indagine archeologica, dato che consente: - di rilevare, in modo totalmente non distruttivo, strutture e resti sepolti a profondità variabili tra pochi centimetri ed alcuni metri; - di effettuare un approccio su grande scala per la scoperta e lo studio della geometria di grandi strutture; - di effettuare studi su piccola scala per lo studio di strutture medio-piccole.
Le prestazioni sono fornite in modo particolarmente efficace adottando soluzioni tecniche esclusive, quali: · l’utilizzo di antenne multifrequenza che ottimizzano il rapporto profondità/risoluzione; · la visione tomografica, che permette la visualizzazione dell’estensione geometrica dei target; consentendo così: # rapidità dell’intervento; # copertura completa dell’area di indagine; # rispetto ambientale.
Indagine Geoelettrica (Tomografia) A completamento dell’indagine georadar, si effettuano dei sondaggi con metodologie geoelettriche tomografiche. Gli stendimenti di geoelettrica vengono eseguiti successivamente all’elaborazione dei dati radar, in modo da avere un doppio confronto dei risultati ottenuti.
L’indagine comporta l’esecuzione di sezioni geoelettriche tomografiche, con elevato dettaglio ripetendo più misure per ogni singolo stendimento.
La strumentazione adoperata, utilizza elettrodi dotati di elettronica propria, ognuno dei quali ha un proprio codice di riferimento per l’acquisizione sequenziale tomografica dei dati.
La tomografia elettrica di superficie (TES) si basa sull’acquisizione di un elevato numero di misure elettriche effettuate attraverso gli elettrodi posizionati sul terreno. La ricostruzione tomografica della sezione del profilo del terreno investigato viene effettuata tramite apposito software di elaborazione che utilizza il Metodo degli Elementi Finiti (FEM).
Il terreno al di sotto degli elettrodi viene così suddiviso idealmente in un numero finito di maglie o celle (i cosiddetti “elementi finiti”) ciascuna di resistività omogenea ed incognita. In tal modo viene calcolato il percorso dei filetti elettrici (linee di flusso), misurando i diversi valori per differenti posizioni di elettrodi e ricalcolando, secondo una apposita matrice, i valori di ogni singola cella che permettono la risoluzione della matrice stessa.
Il processo si ottiene attraverso diverse iterazioni durante le quali vengono considerate le Resistività Apparenti misurate, quelle calcolate e alla fine, mediante un processo di inversione, si ottiene la sezione finale con la distribuzione dei valori di conducibilità. Lo strumento cancella automaticamente i contributi derivanti dal PS (potenziale spontaneo del terreno) che in qualche modo potrebbe falsare le misure. |
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